Nico si girò ad ascoltare lo scrittore, era stanco, aveva trottato per tutto il pomeriggio tra un tavolino e l’altro. - L’assassino mangia il cervello delle sue vittime - lo scrittore aveva una voce forte e profonda - perchè è ossessionato dalle domande irrisolte che, nella sua vita tormentata , si è fatto sul quella macchina perfetta che abbiamo nella scatola cranica. L’incontro era finito, ci fu un applauso, il pubblico si alzò in piedi. Partì la liturgia degli autografi e delle dediche. Le nuvole si erano messe davanti al sole e si era alzato un vento leggero a rinfrescare l’aria. Nico si guardò intorno per vedere se c’erano ancora bicchieri, andò verso la riva del lago, appoggiato su un tronco c’era un flute mezzo pieno, versò per terra lo spumante, si fermò ad osservare due anatre in volo. - Sai il nome di quel fiore? Si girò, davanti a lui c’era una ragazza con lo sguardo perso. - No, a parte...