Passa ai contenuti principali

Post

seconda parte di tre

Nico si  girò  ad ascoltare lo scrittore, era stanco, aveva trottato per tutto il pomeriggio tra un tavolino e l’altro. - L’assassino mangia il cervello delle sue vittime - lo scrittore aveva una voce forte e profonda - perchè è ossessionato dalle domande irrisolte che, nella sua vita  tormentata , si è fatto sul quella macchina perfetta che abbiamo nella scatola cranica. L’incontro era finito, ci fu un applauso,  il pubblico si alzò in piedi. Partì  la liturgia degli autografi e delle dediche. Le nuvole  si erano  messe davanti al sole e  si era alzato un  vento leggero a rinfrescare l’aria. Nico si guardò  intorno per vedere se c’erano ancora bicchieri, andò verso la riva del lago, appoggiato su un tronco c’era un  flute mezzo pieno, versò per terra lo spumante, si fermò ad osservare due anatre in volo. -  Sai il nome di quel fiore? Si girò, davanti a lui c’era una ragazza con lo sguardo perso. - No, a parte...

Ultima parte del racconto

“ Ciao prof, eccomi di ritorno, vado subito con il titolo, mail importante ci vuole un bel titolo eccolo : avevi ragione, Avevi ragione prof,  le due settimane in  montagna hanno funzionato, la casa di mia zia era uno spettacolo, arredata benissimo; è esattamente come uno si immagina una casa di montagna, con i mobili di legno, la cucina con le pentole di rame, con il balconcino, i fiori rossi, non ho idea di che fiori fossero, ma erano una figata, Non mi sono stordito con l’altitudine o con la grappa Caterina, sono sempre io non ti preoccupare ! La mattina mi facevo la colazione, caffè con il latte, fette biscottate con la  marmellata fatta in casa, me l’ha data la vicina di mia zia, una donna con della braccia da camionista; se quella  ti dà una sberla ti vola via il teschio e rimane la pelle penzolante ! Verso le nove partivo  con le mie passeggiate, zaino in spalla contenente:acqua , fazzolettini umidificati, biscottini fatti in casa dall’energumena, ...

Acidità

Acidità Pensavo che l’invito al  matrimonio fosse un segnale di pace, invece niente, mia cugina mi ha segregato in una saletta cinque metri per cinque vicino alla porta della cucina; sono seduta  con una decina  di persone che non conosco. Pensavo mi mettesse insieme ai nostri parenti del sud.  Tutti gli altri invitati sono nella sala principale, addobbata con fiori e nastri . Si sentono le urla e le risa, mentre noi ci guardiamo  silenziosi e imbarazzati, annusandoci come i cani quando si incontrano per strada. Sono sempre andata d’accordo con mia cugina, anche se non ci si frequentava con regolarità. Lei ha fatto il giro del mondo fino ai ventisei anni, suo padre faceva l’ingegnere per una multinazionale e lo sbattevano da tutte le parti,  poi è tornata in Italia; quando mio zio è andato in pensione  è venuta ad abitare a trecento metri da casa mia. Ci si fermava a parlare del più e del meno, con circospezione, spostando l’asticella della ...